La Strada (1954) è universalmente considerato il primo capolavoro di Fellini – e forse il momento più significativo della sua fase neorealista.
A fronte di un budget sconosciuto, ha incassato 61 mila dollari in tutto il mondo.
Di cosa parla La strada?
Dopo aver visto partire (e mai tornare) la sorella, Gelsomina è scelta dal feroce Zampanò come prossima compagna di viaggio per la sua compagnia circense. Ma la prospettiva è molto meno piacevole del previsto…
Vi lascio il trailer per farvi un’idea:
Vale la pena di vedere La Strada?

Assolutamente sì.
La Strada è il primo effettivo dramma felliniano, che sposta l’occhio dalla fragilità della piccola borghesia alla società degli ultimi, facendone emergere un ritratto apparentemente estremamente scontato, in realtà profondamente drammatico e significativo.
La pellicola dove, dopo la breve quanto significativa apparizione in Lo sceicco bianco (1952), la musa felliniana – nonché compagna di vita – Giulietta Masina poté finalmente mettere in mostra le sue ottime capacità di artista versatile e sfaccettata.
Insomma, da riscoprire.

Destino?

Gelsomina è destinata ad un’avventura di strada…
…o al patibolo?
Il racconto della protagonista si apre con il ricordo della sorella ben più meritevole di lei, prematuramente scomparsa nel viaggio infernale con Zampanò, per una vita sulla carta piena di sorprese e di successi, nella realtà ben più misera e insidiosa.

E il pianto della madre, che fa dà sfondo a tutta la sequenza iniziale, è uno spaccato dolorosissimo di una classe sociale che, pur comprendendo la tragedia a cui sta andando incontro, non può scamparla, proprio in mancanza di altre prospettive a cui aggrapparsi.
In altre parole, Gelsomina può morire a casa, o può morire per strada.
Sbocciare

Il rapporto fra Zampanò e Gelsomina è volutamente paradossale.
La giovane serba dentro di sé una scintilla che deve solo essere sfruttata, nascosta dietro quella facciata invece più timida e riservata, ma che viene fatta emergere a forza di schiaffi di uno Zampanò deciso nel modellare la figura della giovane come perfetto accompagnamento per i suoi spettacoli.
Ed effettivamente la protagonista prende progressivamente colore a fianco del suo padrone, diventando prima il suo accompagnamento, poi effettiva protagonista dei suoi spettacoli, tanto da riuscirne ad ampliare il repertorio e non limitarlo ad una sola prova di forza.

Tuttavia non mancano i continui abusi, al punto da fare arrestare Zampanò e a permettere così a Gelsomina di liberarsi della sua ingombrante presenza, per unirsi alla ben più accogliente compagnia circense, ma scegliendo invece di rimanere fedele al suo aguzzino per una sorta di sindrome di Stoccolma…
…oppure no?
Cane

Il vero protagonista drammatico è proprio Zampanò.
Per quanto sembri apparentemente solo un buzzurro attaccabrighe, in realtà è un personaggio ben più sfaccettato, come emerge gradualmente dai suoi discorsi, che hanno come comune denominatore una insofferenza insaziabile nei confronti di un mondo ingiusto che non sembra fare altro che punirlo.

Di fatto Zampanò è un personaggio profondamente incattivito, che ha scelto di rinchiudersi in sé stesso e nella solitudine del proprio piccolo inattaccabile mondo, dove anche il minimo cambiamento – come il coinvolgimento di Gelsomina nel nuovo spettacolo – alimenta la sua inarrestabile ira.
Per questo diventa infine vittima di sé stesso, incapace di reagire lucidamente, ma solo con la forza bruta, portandolo ad una frattura insanabile sia nel corpo del Matto, sia nella mente di Gelsomina, che rimane come cristallizzata in quella violenza incomprensibile che la fa uscire di senno.

E, anche se a parole Zampanò rinnega l’importanza della ragazza nella sua vita, tanto da abbandonarla in mezzo alla strada, la stessa rimane un’eco costante che lo perseguita anche nel presente, venendo a sapere del suo totale spegnersi nella solitudine e nella pazzia solo per bocca d’altri…
…abbandonandosi infine in un pianto disperato davanti all’ennesimo fallimento della sua infernale esistenza.